Mobike è uscito totalmente di cervello

Oggi volevo prendere una Mobike: una bella giornata, non avevo fretta e dovevo percorrere 5 km. Ho aperto l’app e ho notato qualcosa di diverso. Da 50 centesimi ogni 30 minuti (ricordo a tutti che quando sono arrivati in Italia, il prezzo che pubblicizzavano era 15 centesimi ogni 30 minuti) a ben 1 euro ogni 20 minuti. Sono 3 euro l’ora, il triplo di prima!

Ora, se la bici che forniscono fosse una di qualità, una bici bella, comoda da guidare, leggera, 3 euro l’ora si potrebbe tollerare. Ma la Mobike, come ho mostrato in tutti i video che ho fatto, è pesantissima e dura da pedalare! Se la si pedala in una lieve salita o per più di 5 minuti diventi un lago di sudore!

A questo punto, veramente, non c’è nessun motivo per prenderla. Già per me era assurdo pagare 1 euro l’ora, considerando la qualità infima del prodotto!

Mettiamo per esempio un percorso tipo, dalla periferia al centro di Firenze. I tempi sono (tutti testati personalmente):

  • Tram: 20 minuti
  • Auto: 8 minuti (+ 20 per trovare un parcheggio)
  • Car2go: 8 minuti e si parcheggia in Piazza Vittorio Veneto, la macchina non è nostra quindi si può evitare di pagare il parcheggiatore abusivo (anche questo è uno scandalo, fa l’abusivo a 300 metri dalla sede della Polizia Municipale e non fanno nulla)
  • Bici vera: 18 minuti
  • Mobike: 25 minuti grondante di sudore, 35 minuti se presa con comodo

Se prendo il tram, spendo 1 euro con la carta Agile e arrivo bello comodo, con l’aria condizionata.

Se prendo l’auto, spendo 60 centesimi di benzina + 1 euro l’ora per il parcheggio (e un eventuale extra da dare all’abusivo di Piazza Vittorio Veneto, l’unico parcheggio in centro con i posti sempre liberi). Cercando bene e a lungo però posso trovare un parcheggio gratis / non pattugliato dalla municipale.

Se prendo il car2go spendo 2 euro di noleggio, ma parcheggio gratis, sempre comodo e con l’aria condizionata. In più posso gridare “vai a lavorare” al parcheggiatore abusivo senza temere graffi sulla carrozzeria.

Se prendo una bici vera, arrivo velocemente, ma c’è il rischio che me la rubino.

Se prendo una Mobike spendo 2 euro di noleggio, come il car2go, ma con la differenza che devo fare una doccia perché sono grondante di sudore.

Non ha proprio senso di esistere a questi prezzi. Ho appena mandato una mail di protesta a Mobike chiedendo la restituzione completa del credito e la chiusura dell’account. Vi farò sapere come va a finire. Forse se i manager vedono un flusso di utenti arrabbiati che chiedono rimborsi e chiudono gli account cambieranno idea!

I vestiti della Pyrex?

Qualche mese fa ho visto un ragazzo andare a giro con una felpa con scritto a caratteri cubitali: PYREX

“Boh, l’avrà presa gratis a una fiera di settore”

Infatti, Pyrex, da oltre un secolo, sono le pirofile in vetro per cucinare in forno:

Poi però ho visto che no, è un brand di moda.

Ho cercato un po’ su internet e non sono riuscito a trovare nulla di concludente: per Wikipedia esiste solo la pirofila. Qualcuno ha pensato “ehi ma Pyrex è un marchio registrato solo nel settore della cucina, usiamo il marchio per fare una linea di abbigliamento streetwear trendy!”?

Da quanto tempo esiste la linea di vestiti?

Se è trendy vestirsi con il marchio di una pirofila, è trendy vestirsi anche con il logo di Svelto, il sapone per i piatti, o la mozzarella Galbani?

Se avete più informazioni su questo brand, scrivete qua sotto nei commenti 🙂

Come usare Windows Live Writer con MojoPortal

MojoPortal è un CMS in ASP.NET fantastico. Supporto per quasi tutti i tipi di database, dal classico MySQL a Microsoft SQL, passando dal leggero SQLite, ma anche per gli “sconosciuti” PostgreSQL e FirebirdSQL. Senza contare che mojoPortal è realizzato per funzionare anche sotto Mono, rendendolo in pratica l’unico CMS ASP.NET “serio” che può funzionare sia su server Windows che su server Linux. Anche se, con WordPress che fa da padrone, lo utilizzano veramente poche persone.

Comunque, vi siete mai chiesti se il modulo blog potrebbe funzionare anche con Windows Live Writer? Non lo aggiornano da un secolo, ma esiste ancora! Scrivere gli articoli, e soprattutto gestire le immagini è molto più semplice e veloce.

È veramente facile 😉

  1. Cliccare su “aggiungi account blog”
  2. Alla richiesta di che tipo di blog si possiede, scegliere “Altro servizio blog”
  3. Scrivere l’indirizzo internet del blog (esempio: http://www.dandandin.it)
  4. Scrivere username e password
  5. WLW inizierà a scansionare il vostro blog per rilevare su che piattaforma è basato.
  6. L’autorilevamento fallirà, quindi selezionare “Metaweblog API”
  7. Sotto “URL del blog per l’inserimento in remoto” scrivete l’indirizzo del blog seguito da metaweblogapi.ashx (esempio: http://www.dandandin.it/metaweblogapi.ashx)
  8. WLW scansionerà nuovamente il vostro sito internet e chiederà di inserire un “post temporaneo” per vedere il layout del vostro sito. Acconsentite alla richiesta.
  9. Scrivete come volete “soprannominare” il blog all’interno di WLW e siete pronti!

Morto Oda Taro, il “papà” di Pingu?

Da piccolo ho passato ore e ore a leggere i libri di Pandi e le fiabe disegnate nello stesso stile.Per anni ho pensato che “Oda Taro”, l’illustratore, fosse giapponese, per via dello stile molto semplice ma chiaro, e delle storie a lieto fine, mentre in realtà Oda Taro era italianissimo, pseudonimo di Antonio Lupatelli, conosciuto anche come l’illustratore Tony Wolf, dallo stile totalmente diverso, ma sempre bellissimo.

Purtroppo, il 18 maggio 2018 è morto.

I titoli di giornale scrivono “Morto Tony Wolf, il “papà” di Pingu” (Guardate da voi lo screenshot)

??? Pingu è stato inventato da Tony Wolf / Oda Taro???

Non lo sapevo!!!

Infatti, se si va a vedere la pagina ufficiale di Pingu (in Giapponese, oppure Wikipedia) è scritto chiaramente che è stato creato in Svizzera da Otmar Gutmann (purtroppo anche lui morto 25 anni fa per un tumore)

In realtà Tony Wolf ha illustrato una serie di libri di Pingu.

Il suo talento è veramente innato e ho ancora decine di suoi libri da bambini sui miei scaffali, sia come Oda Taro sia come Tony Wolf, ma il suo legame con Pingu è praticamente nullo! Semplicemente, per ragioni estetiche (Pingu è un pupazzo tridimensionale e quindi non rende bene su un libro per bambini), gli è stato commissionato di ridisegnare alcuni episodi da pubblicare su libri da bambini.

Ora, se questo basta per diventare “papà” di Pingu, possiamo chiamare Sio “nonno” di Pippo perché ha sceneggiato una decina di storie su Topolino.

Il primo giornalista che ha dato la notizia si è confuso tra Pandi e Pingu, oppure ha visto frettolosamente il suo nome come l’illustratore di un libro di Pingu, e poi quindi tutti gli altri hanno fatto copia e incolla senza verificare. Bel giornalismo!

A me la cosa mi rattristisce, perché se andate a vedere su Twitter, è tutto “oh no RIP Pingu” e non “RIP Pandi” o le storie del bosco o gli altri bellissimi libri che ha disegnato!

Mina che canta in Giapponese

Nel 2013, guardando YouTube, trovai un video del 1961 con Mina che prima spiega la cultura giapponese, come si indossa un kimono, finendo con una canzone in Giapponese. Era molto interessante.

Giustamente però quel video è stato eliminato per violazione di copyright ed è probabilmente andato perso per sempre. Cioè, probabilmente qualche archivio ce l’avrà, ma non essendo pubblico, è come se non esistesse.

Ho ritrovato solo la parte della canzone, con una foto fissa come immagine. Peccato, ma meglio di niente…

Maze Runner: la rivelazione (e spoiler)

Attenzione questo post è 100% spoiler sul terzo film di Maze Runner!!!

Cominciamo col ricordare il titolo originale del film, “Maze Runner – The Death Cure”, che significa “La cura contro la morte”. Dal titolo si evince quindi che lo scopo del film è trovare una cura per questo virus che sta decimando la popolazione mondiale.

Il film inizia subito con una bellissima scena d’azione, che è tutto frutto però di un incredibile serie di coincidenze:

  1. Esce un’auto dal nulla, inizia a sparare al conducente del treno
  2. Approfittando della confusione, da un’altra auto salgono due persone in fondo al treno. Ci mettono tutto il tempo che ci vogliono, non hanno alcuna furia di salire, anzi giustamente saltano proprio 1 secondo prima che il cavo si spezzi
  3. Nel frattempo un “elicottero” di rinforzi segue la prima macchina, che scappa miracolosamente schivando i colpi della mitragliatrice anticarro
  4. Con tutta calma, salgono sul tetto e vanno a metà treno, sparando qua e là ai vari cattivi che cercano di fermarli
  5. Utilizzando una carica a tempo, che convenientemente esploderà quando i cattivi sono vicini, separano le carrozze dal resto del treno
  6. Evidentemente sapevano che staccando i vagoni dalla motrice, si sarebbero attivati i freni di emergenza, e le carrozze si fermano
  7. Guarda caso, le carrozze si fermano proprio davanti ad un gruppo di persone che si era appostato per fare un’imboscata. Ora, se un treno viaggia a 120km/h, un ritardo di solo un minuto nel frenare la carrozza significa che si sarebbero fermati 2 km più tardi. Ma no, loro con tutta tranquillità sono saliti sul treno, sparato ai soldati, piazzato la bomba a tempo, e guarda caso, sono riusciti ad azzeccare il tempo corretto per innescare l’esplosione e il freno automatico della carrozza. Se per esempio il freno automatico non si fosse attivato, si sarebbero fermati 1km più in là!
  8. Nel frattempo l’elicottero sembra aver catturato la prima auto. “Mani in alto e scendete”, gridano. Scendono e giustamente, siccome l’intero team dell’elicottero scende per catturarli, riescono a rubare l’elicottero e ripartire. Ecco ma… questi, negli occhi dei soldati, sono dei ricercati, non sono immuni al virus e non c’è alcun motivo per catturarli vivi. Anche perché fino a 10 secondi prima gli sparavano dietro con una mitragliatrice anticarro. Gli sparavano e fine. Invece no, scendiamo tutti e facciamoci rubare l’elicottero come dei dementi!
  9. Gli altri, al treno, sembrano che non abbiano via di fuga: sono a piedi, i soldati si avvicinano, e hanno quasi terminato le munizioni. All’improvviso esce fuori l’elicottero rubato che porta via il vagone passeggeri, salvando tutti!

Le coincidenze sono esagerate: bastava un piccolissimo e probabilissimo contrattempo e la missione falliva, condannando tutti a morte.

Vabbé, continuiamo nella “sospensione della realtà”, è un film d’azione, quindi servono scene d’azione. Alla fine nei Die Hard Bruce Willis sarebbe morto centinaia di volte se fossero state applicate le regole del mondo reale.

Più avanti nel film si capisce che con questo siero prodotto per guarire, non si guarisce definitivamente, ma solo temporaneamente. Aspetta un minuto! Brenda è stata guarita definitivamente nel secondo film con una sola dose di siero ottenuto dal sangue del protagonista. Fare 2+2???? La cura ce l’avevate davanti agli occhi da anni!!! Ma no, anche se prima era un ricercatore della cura, Thomas non ci crede, e continua il suo piano originale di recuperare Minho così per divertimento.

Minho è tenuto prigioniero in una “zona sicura”, una città blindata dove gli infettati non possono entrare. Purtroppo il virus si sposta con via aerea e quindi il fatto che fuori della città ci siano migliaia di infettati o persone che vorrebbero entrare non aiuta: tempo un mese e sono tutti morti. La tensione è tanta, e ci sono migliaia di persone che vogliono entrare nell’area sicura in tutti i modi, per salvarsi. Per qualche motivo però con “salvarsi” intendono “radere al suolo la città”. Proprio radere al suolo, non solo invadere. Ma perché??

Per fortuna Teresa fa qualche ricerca, e trova finalmente questa cura. Finalmente c’è la cura!! Il mondo è salvo!!!

No, perché ormai è troppo tardi, la città sta crollando, e Thomas si salva proprio 1 secondo prima che crolli il palazzo.

Muoiono tutti coloro che sanno come produrre il siero.

I 30 immuni sopravvissuti si spostano in un’isola deserta dove sono “al sicuro”. Thomas ha una dose del siero per una persona, ma non ha né le apparecchiature né la conoscenza per produrre la cura. L’umanità è condannata. Fine.

?????????

Ma il titolo del film non era “la cura”????

E ancora non si sa per quale motivo, invece di fare una simulazione virtuale con un’apparecchiatura in stile Matrix che utilizzano nel terzo film per estrarre gli anticorpi da Minho, hanno speso miliardi e miliardi per costruire un intricatissimo labirinto mortale dove mettere gli immuni. Manie di grandezza? Delirio di onnipotenza?

Il computer migliore è quello più scassato

Sono stato un giorno intero in un impianto termale a stile coreano in New Jersey. In pratica si paga il biglietto e puoi starci fino a 24 ore. A stile coreano, nel senso che, diversamente dalle terme italiane, e come in quelle giapponesi, entri, ti spogli del tutto, ti lavi nelle docce (quelle con i panchetti per terra), poi fai il bagno nelle vasche bollenti (maschi e femmine separati), poi ti rilavi, ti metti l’uniforme (stile Yukata) e poi prosegui negli ambienti comuni dove ci sono una decina di saune in stile diverse e a temperature diverse (inclusa una cella frigorifera), un bar, un ristorante, stanze per giocare a go o a shoji, poltrone relax, ecc…

Infine, una sala computer.

Ora, se uno è giapponese o comunque asiatico, tende a voler stare ore e ore nell’acqua bollente a rilassarsi, ma per me dopo 10-15 minuti è già abbastanza, quindi dopo aver fatto il tour delle innumerevoli saune differenti (quella con le erbe aromatiche, quella fredda, quella coi sali, quella col vapore, quella senza vapore, quella a 200 gradi, quella che ti scalda solo la schiena, quella che ti scalda solo i piedi, quella a forma di piramide, quella a forma di igloo, ecc ecc) mi sono ovviamente diretto nella sala computer per aspettare che tutti gli altri miei amici avessero finito.

Purtroppo però, era l’ora di punta, e i PC erano tutti presi…. tranne uno, in mezzo alla stanza. Perfetto! Premo il pulsante di accensione: non funziona.

Diagnosi: non si accende

Soluzione: seguo il filo dell’alimentazione e vedo che non è attaccato alla spina. Attacco la spina e accendo il computer. Un messaggio d’errore a schermo fa capire il perché il PC non fosse collegato e non lo usasse nessuno.

Diagnosi 2: Il PC dice “CMOS CHECKSUM ERROR – PREMI F2 PER CONTINUARE”.

Soluzione 2: premo F2 e il computer si avvia. Perfetto! Ed è un’installazione perfettamente pulita, senza nessun programma inutile. Mi accorgo però che il PC pensa di essere nel 2010. Chi se ne frega, e apro Internet Explorer, l’unico browser. Invece mi frega! Se la data è impostata a 8 anni fa, tutti i certificati dei siti HTTPS non sono validi, quindi è impossibile visitare qualsiasi sito moderno!

Diagnosi 3: La data è errata.

Soluzione 3: cambia la data, no? No, perché senza la password di administrator non è possibile cambiare la data su Windows 7. L’aggiornamento dell’orario automatico non è possibile se c’è tutta questa differenza di tempo! Come si fa? Beh, semplice, il messaggio di errore risolto all’inizio ha detto che ha resettato tutte le impostazioni del BIOS per via della batteria tampone esaurita, quindi se c’era una password è stata eliminata automaticamente! Riavvio, entro nel bios e imposto la data: adesso posso visitare qualsiasi sito!

Nel frattempo mentre aspetto che gli altri finiscano di rilassarsi, passano le ore e si liberano altri PC. Per curiosità provo un Dell nuovo: orrore. Visto che era quello più nuovo e bello era quello più usato… e pieno di malware! Il povero Chrome aveva decine di toolbar e addon pubblicitari, c’era installato tutto quello che non si dovrebbe mai installare. (Mi raccomando: mai fare login in PC pubblici se non volete che vi rubino la password)

Quindi, il PC più scassato, snobbato da tutti era quello più veloce e più sicuro da usare 😀

Spot creativi: Future with bright lights

Kandenko, una ditta giapponese che realizza infrastrutture elettriche ha realizzato questo spot per la loro brand identity. Con delle semplici sagome di cartoncino e un pennarello con inchiostro conduttivo hanno fatto un bel capolavoro:

Una curiosità sul nome: il nome attuale è KanDenKo (関電工), che è un’abbreviazione di Kantou Denki Kouji (事) – lavori elettrici del Kanto.

I pesci d’aprile reali del team Google Japanese Input

Come tutti gli anni, il team dietro la tastiera giapponese di Google per Android ha tirato fuori un nuovo metodo innovativo per scrivere con la tastiera, disegnando i kana su una tastiera.

Il video spiega il funzionamento in modo divertente.

La cosa bellina, è che, come fecero con la “flick keyboard”, il progetto esiste per davvero, il codice sorgente è su GitHub, disponibile per tutti!

Vi ricordate lo scherzo “con il morse si scrive più velocemente” di Google (USA)? 4 schermate simulate, ma nulla di reale… ma ovviamente invece il team giapponese ha tirato fuori un hardware reale 😂 (Video, codice sorgente)

E ogni anno sempre qualcosa di più assurdo:

Bacche di goji fresche

Avete mai sentito parlare delle bacche di goji? Stanno diventando popolari anche qua in Italia.

Tralasciando il fatto che il marketing gli assegna proprietà miracolose e aumenti del 5000% del prezzo originale (il prezzo della confezione con le scritte in italiano presso un supermercato italiano, contro il prezzo della confezione importata in un minimarket cinese), mi son sempre domandato perché è sempre secco, non si trova fresco nemmeno in Cina. Eppure sarei curioso di assaggiarlo.

La risposta è facile, e l’ho scoperta guardando il documentario che ho inserito alla fine dell’articolo (audio in cinese, sottotitoli in inglese). Semplicemente… le bacche sono delicatissime, la buccia è molto fragile, quindi vengono essiccate immediatamente per non farle andare a male. L’unico modo è andare nei deserti della Cina nord occidentale nel periodo di raccolta e raccoglisele da soli. (Ovvero: probabilmente non avrò mai l’occasione di assaggiarle)