Esperanto – Lezione 2

RADICI E TERMINAZIONI GRAMMATICALI:

-O, -A, -I, -AS, -J, -E

Vediamo alcune parole esperanto come si trovano nel vocabolario:

hom-o uomo, essere umano, persona

dom-o casa

infan-o bambino arb-o albero

patr-o padre urb-o città

hund-o cane religi-o religione

kat-o gatto teori-o teoria

Notiamo che ciascuna parola è formata da due elementi: una “radice” («hom-, infan-, patr-, hund-»

ecc.) e una finale, che in questo caso è sempre -o. Le parole sopra riportate indicano persone, animali, cose concrete o astratte, cioè sono tutte, con termine grammaticale, “sostantivi”. Questa caratteristica comune è messa in evidenza dalla finale -o, che è appunto la desinenza dei sostantivi.

Vediamo un altro gruppo di parole:

jun-a giovane sankt-a santo

bon-a buono vast-a vasto

alt-a alto spert-a esperto

verd-a verde lert-a abile

util-a utile facil-a facile

Tutte queste parole indicano qualità, caratteristiche, attributi riferiti a un qualche sostantivo. Esse sono “aggettivi”. E tutte hanno la desinenza -a, che è appunto la desinenza degli aggettivi.

Infine osserviamo un terzo gruppo:

est-i essere kresk-i crescere

hav-i avere mangh-i mangiare

far-i fare trink-i bere

dir-i dire boj-i abbaiare

parol-i parlare pov-i potere

Questo gruppo è formato da parole che indicano azione o stato, cioè da “verbi”. La finale -i è appunto caratteristica dei verbi al modo infinito; corrisponde quindi alle desinenze -are, -ere, -ire dei verbi italiani. Quando il verbo indica un’azione reale attuale, cioè è al presente indicativo, la finale diventa -as, senza variazioni. Es:

esti essere; mi estas Karlo io sono Carlo.

Si noti che “esti” significa anche “esserci”. Es.: «en la ghardeno estas multaj verdaj arboj» nel giardino ci sono molti alberi verdi.

Le “radici” sono elementi della parola (monemi), che non possono mai trovarsi da soli, ma hanno sempre bisogno di essere completati da una “finale grammaticale”. Precisiamo che il trattino è riportato negli esempi a solo scopo esplicativo, normalmente non si scrive, naturalmente.

Una radice contiene già in sé, per il suo significato, il suo carattere grammaticale (di sostantivo, di aggettivo o di verbo) e questo carattere è indicato, nel vocabolario, dal fatto che tale radice è completata da una determinata desinenza (rispettivamente -o, -a, -i). Tale desinenza può essere mutata per formare altre parole derivate dalla stessa radice, come ora vedremo.

* * *

La parola «la» è invece una “parola autonoma”, non una radice, cioè è una parola che sta da sé, senza bisogno di aggiunte: LA è l’articolo determinativo (unico, mentre in italiano ce ne sono sei: il, lo, la, i, gli, le). L’articolo indeterminativo (un, uno, una) in esperanto non esiste:

«homo parolas» un uomo parla. Altre “parole autonome” sono, per esempio:

– le congiunzioni coordinanti «kaj» (e), «aû» (o, oppure):

patro kaj filo padre e figlio

hundo kaj kato cane e gatto

aû mi aû li o io o lui

– le congiunzioni subordinanti, come:

KE: «Petro diras, ke la mangho estas preta» Pietro dice che il mangiare è pronto;

SE: «se vi ne volas veni, vi povas resti hejme» se non vuoi venire, puoi restare a casa;

– le preposizioni (come: DE, KUN, PER, POR ecc.)

– gli avverbi non derivati (vedi dopo)

– le interiezioni, ecc.

* * *

Abbiamo visto le finali «-o, -a, -i».

Consideriamo ora la finale -j, che però si aggiunge, non alla radice, ma alle vocali finali del sostantivo e dell’aggettivo, per indicare il plurale:

«alt-a-j dom-o-j = altaj domoj» (alte case).

ATTENZIONE ALL’ACCENTO TONICO! L’aggiunta della «j» finale non cambia l’accento tonico, perché j non è una vocale, ma una semivocale.

Perciò: «Altaj dOmoj, grAndaj Urboj»

e NON: «altAj domOj, grandAj urbOj».

Se da un aggettivo cambiamo la -a finale in -e abbiamo il corrispondente avverbio:

jun-e in modo giovanile sankt-e santamente

bon-e bene spert-e in modo esperto

verd-e in color verde lert-e abilmente

util-e utilmente facil-e facilmente

In esperanto l’avverbio si usa molto più frequentemente che in italiano. Si notino espressioni come:

dome (= en la domo) in casa

hejme a casa propria

matene di mattino

morgaû matene domani mattina

somere d’estate vintre d’inverno

senpage (= sen.pag.e) senza pagare, gratis

hodiaû vespere stasera (letteralmente: oggi di sera)

paroli itale, angle, france, esperante

parlare italiano, inglese, francese, esperanto.

Si noti che anche dalle radici dei sostantivi si possono formare aggettivi, aggiungendo alla radice la finale -a, oppure avverbi, aggiungendo -e:

hom-a umano hom-e umanamente

infan-a infantile infan-e in modo infantile

patr-a paterno patr-e paternamente

hund-a canino hund-e da cane, caninamente

kat-a gattesco, felino

kat-e da gatto, felinamente

kataj pashoj passi da gatto, passi felini

kate pashi camminare come un gatto

dom-a casalingo, domestico dom-e in casa

Karlo estas dome Carlo è in casa

urb-a cittadino

urbaj domoj case di città

teori-a teorico teori-e teoricamente.

Se partiamo da un aggettivo e al posto di -a mettiamo -o, abbiamo un sostantivo che indica il concetto astratto espresso dall’aggettivo stesso:

la belo, la bono kaj la vero

il bello, il bene e il vero.

Aggiungendo invece alla radice di un aggettivo la finale -i, abbiamo un verbo che vuol dire “essere, apparire o dare l’impressione espressa dall’aggettivo”:

verd-i verdeggiare, dare un’impressione di verde

neces-i essere necessario

util-i essere utile

Dalla radice di un verbo con l’aggiunta della -o otteniamo il sostantivo che indica l’azione stessa o il risultato concreto dell’azione espressa dal verbo:

paroli parlare la parolo il parlare, la parola (non nel senso di “vocabolo”, che si dice «vorto»); laûdi lodare laûdo lode

vivi vivere vivo vita

manghi mangiare mangho pasto

ami amare amo amore

ama amorevole ame amorevolmente

kuri correre kuro corsa

kura della corsa kure di corsa

* * *

Abbiamo visto che la terminazione grammaticale -e serve a formare gli “avverbi” derivati. Come l’aggettivo qualifica il nome, così l’avverbio qualifica il verbo:

bona vivo buona vita

bone vivi vivere bene

rapida kuro corsa veloce

rapide kuri correre velocemente

facila parolo parola facile

facile paroli parlare con facilità

Questa corrispondenza:

<L’AGGETTIVO verbo al sta l?avverbio come sostantivo

è osservata, in esperanto, rigorosamente, anche quando non lo è in italiano. Noi diciamo infatti:

“il lavoro è necessario” e anche “lavorare è necessario”;

in esperanto invece si dice rispettivamente:

«laboro estas necesa» e «labori estas necese»;

cioè, quando un aggettivo si riferisce a un verbo all’infinito, in esperanto prende la forma dell’avverbio. Lo stesso avviene quando l’aggettivo si riferisce a un’intera frase:

Ne estas vere, ke li bone parolas germane

Non è vero che egli parli bene tedesco;

oppure quando la frase è “impersonale”, cioè senza soggetto:

estas frue è presto; estas varme fa caldo.

Esistono anche avverbi “non derivati”: si tratta cioè di “parole autonome” con funzione di avverbio. Es.:

tre assai, molto

tre bona molto buono, buonissimo; tro troppo

tro rapide troppo velocemente;

tro multe troppo, in quantità eccessiva

morgaû domani; hieraû ieri; hodiaû oggi;

baldaû presto, fra poco tempo.

* * *

SUFFISSI

I “suffissi” sono elementi della parola (monemi; in esperanto: «vortelementoj») che si mettono dopo una radice per modificarne il senso. Essi hanno un significato preciso, che conservano anche se usati come parole a sé. Ogni suffisso ha un suo carattere grammaticale. Vediamone ora alcuni, tutti con carattere di sostantivo:

-in-o indica il femminile di persone o animali:

patro padre patrino madre

viro uomo adulto, maschio virino donna

frato fratello fratino sorella

avo nonno avino nonna

kuzo cugino kuzino cugina

onklo zio onklino zia

edzo marito edzino moglie

fiancho fidanzato fianchino fidanzata

regho re reghino regina

bovo bue bovino mucca

chevalo cavallo chevalino cavalla

ino femmina:

leonino estas ino de leono la leonessa è la femmina del leone

-id-o indica il piccolo di un animale oppure il figlio o il discendente di una persona:

reghido principe reale

Izraelidoj Israeliti

chevalido puledro

bovido vitello

hundido cucciolo (di cane)

kokido pollo «la bestoj kun la inoj kaj la idoj» gli animali con le femmine e i piccoli.

-ajh-o indica cosa concreta:

belajho bellezza, cosa bella;

novajho novità;

trinkajho bevanda, cosa da bere;

mangajho cibo, cosa da mangiare;

la belajhoj de la urbo le bellezze della città

la lastaj novajhoj le ultime novità

ne estas novajho, ke nova ajho plachas

non è una novità che una cosa nuova piace

-ec-o indica qualità astratta:

boneco bontà

beleco bellezza

longeco lunghezza

senlaboreco disoccupazione (sen = senza; senlabora = disoccupato);

virino de granda beleco una donna di grande bellezza

multaj bonaj ecoj molte buone qualità.

PREFISSI

I prefissi sono elementi della parola (monemi) che si applicano prima di una radice, per mutarne il senso. Vediamone alcuni:

mal- indica il contrario:

mal-alt-a = malalta basso

mal-bon-a = malbona cattivo

mal-am-i = malami odiare

mallaûdi biasimare

malutila nocivo, dannoso; ne-util-a = neutila inutile

malvasta ristretto, angusto

malfacila difficile

maljuna vecchio (di età), anziano

malnova vecchio (= non recente, non nuovo)

Come radice a sé: mal-a = mala contrario, opposto

la mala signifo il significato contrario

malbono estas malo de bono

il male è il contrario del bene

male al contrario, contrariamente

ge- indica che si tratta di persone (o anche di animali) dei due sessi insieme:

patro kaj patrino estas gepatroj il padre e la madre sono i genitori

gefratoj fratello e sorella oppure fratelli e sorelle

la geavoj i nonni (il nonno e la nonna)

la gefianchoj i fidanzati (“I promessi sposi”)

la geleonoj la coppia di leoni.

NOTA: In origine il prefisso ge- si usava solamente per indicare una coppia, o un gruppo legato da parentela, di persone dei due sessi: «gesinjoroj Rossi» il signor Rossi e signora. Ora è frequente l’uso anche per rivolgersi a persone al plurale, per far notare che non si fa distinzione di sessi. Per rivolgersi a un uditorio, una volta si diceva «estimataj sinjorinoj kaj sinjoroj»; ora si dice di frequente «estimataj gesinjoroj» (stimati signori e signore).

bo- indica parentela acquisita per matrimonio:

bofrato cognato; bofratino cognata

bofilo genero; bofilino nuora

bopatro suocero bopatrino suocera

miaj bogepatroj i miei suoceri

boonklo zio acquisito.

Contenuto estratto nel 1999 da www.esperanto.it