Pirates: The Legend of Black Kat

Pirates_The_Legend_of_Black_KatHo trovato questo gioco per PlayStation 2 per puro caso; si tratta di Pirates: The Legend of Black Kat. Kat sta per Katerina, non cat (gatto).

La storia comincia con un bel punto interrogativo, ma non dovuto a flashback o altri espedienti “suspense”, ma perché non ci si capisce nulla.

Inizia un filmato dove un pirata racconta una storia a una bambina e… ti mette al comando di una nave così, senza tutorial né niente, forza, butta giù l’avversario!

Dopo aver fatto saltare in aria i cattivi senza nemmeno sapere perché (e se erano buoni?), parte un altro filmato: non si sa chi sta duellando contro un altro personaggio sconosciuto, che risponde sulle classiche rime “dovrai passare sul mio cadavere”, venendo accontentato.

La nostra eroina, dopo aver fatto affondare una nave di non si sa chi, nel frattempo vede in lontananza del fumo nero: “ehi, forse mio padre è in pericolo!” Torna a casa ed è tutto in fiamme! E suo padre è stato ucciso! Meno male che con le sue ultime energie le ha scritto una lettera chilometrica con lo spiegone! Ma se aveva tutte queste energie da scrivere una pagina intera con una penna d’oca, non poteva mettersi in salvo? E il pirata cattivo, che nel frattempo stava meticolosamente dando fuoco a tutti gli angoli della villa, non ha notato che la sua vittima invece di giacere a terra, stava scrivendo un romanzo?

Dalla lettera si scopre una notizia shock! La madre di Katerina era un pirata. Non me lo sarei mai aspettato!
Inizia così la sua vendetta: è ora di tornare alla nave, ovviamente ormeggiata dall’altra parte dell’isola. Bisogna disfarsi di tutti i nemici che incontreremo durante il percorso: pirati vestiti tutti uguali, granchi giganti e, se attiveremo il teletrasporto per un “sottosopra” stile Stranger Things, anche scheletri. Anche qui niente tutorial, bene, vorrà dire che si impara facendo le cose! La violenza è inesistente, i nemici sconfitti scompaiono e si trasformano immediatamente in oro o powerup.

Almeno all’inizio, questa cosa del “sottosopra” non pare aver un senso logico…. magari si scoprirà più avanti?

Una cosa interessante è che Kat possiede l’olfatto di Paperon de’ Paperoni: non appena si cammina sopra un tesoro, inizia a vibrare il controller e a dire “sento odore di oro” – se vuoi prenderlo, devi provare a trovarlo “alla cieca” premendo L2. Non sempre funziona: quando ero nel “sottosopra” sono stato 5 minuti a “sentire odore di oro”, ma non ho trovato nulla: boh. A cosa serve l’oro trovato, non l’ho capito, forse più avanti nella storia ci sarà un negozio su qualche isola.

Una volta sconfitti tutti e arrivati alla nave, inizia il tutorial. Ma se volevi fare il tutorial, non potevi metterlo all’inizio? Ormai i comandi li ho imparati di già! Si nota che non è possibile andare nell’acqua, c’è un campo di forza che te lo impedisce (capisco: sarebbe stato molto più complesso permettere di nuotare). Un altro dettaglio al quale non siamo più abituati è che si può salvare solo quando si trova un pappagallo appollaiato (save point) e non quando ci fa più comodo.

Saliti in barca c’è la seconda meccanica di gioco: la navigazione in mare e i nemici da abbattere a cannonate.
Alla fine, se si lascia stare la trama “ovvia”, è un buon gioco variegato: avventura, esplorazione, combattimenti navali: si ha voglia di continuare per vedere che cosa c’è nella prossima isola.

Un altro punto a favore è come è stata pensata la modalità scontro tra due giocatori: chi perde si prende una nave più potente del vincitore, se quindi ci sono disparità tra il padrone di casa (che magari conosce il gioco a perfezione) e l’ospite (che non ci ha mai giocato in vita sua), vengono pareggiate automaticamente dal gioco in un paio di match! Ottimo!

La grafica e il sonoro sono ovviamente datati, ma sono accettabili se si considera che è un gioco del 2002: per esempio l’acqua è trasparente e si intravedono pesci e relitti sommersi, sulla sabbia lasciamo impronte e delle simpatiche scimmiette giocano tra di loro.